Le serate, i tour, le cronache...
raccontati (e talvolta vissuti) da Enrico
Ratto
Rosa, rosae...
DGG lancia un nuovo must:
porta una rosa alle presentazioni del Vate, la sua firma la renderà eterna.
Un nuovo modo di vivere la fama, un nuovo modo di approcciarsi allo scrittore.
Le Grupies del Terzo Millennio sanno che non servirà più a nulla
avvicinare lo scrittore nei parcheggi sotterranei della libreria,
o tra le casse di birra nel retro del locale.
In seguito ad una presentazione del superla-diminutivo "Fragolina",
DGG si è trovato a firmare un mazzo di rose da
distribuire ad un intero reggimento di eleganti signore di rango.
Dunque: Daniel's Angels di tutto il mondo, munitevi di una rosa, o di un petalo
di essa,
avvicinatela al pennino della MontBlanc imbracciata dal Vate, e fermate l'istante
decisivo.
DGG sarà lieto di firmare il bocciolo del fiore,
sia esso rosso, giallo, bianco o nero.
Nel qual caso, il Vate sceglierà l'inchiostro che più si addice
alla liturgia del gesto.
Rosa, rosae, rosae...
DGG, l'uomo abituato a declinare ogni responsabilità. Ma con la massima
eleganza.
Dopo Papa Hemingway, dopo il Che Guevara,
DGG ed Enrico Ratto sono lieti di presentarvi
un altro uomo che si compiace di chiamarsi Ernesto.
Ernesto Giacomino, un giacobino in grado di tagliare la testa a qualunque torero
gli si pari di fronte.
E con Hemingway chiudiamola qui...
La serata del 20 gennaio del Sottovoxe di Cogoleto
passerà alla storia della letteratura contemporanea almeno come il rifiuto
del Nobel avanzato da Jean Paul Sartre. Disse l'esistenzialista in piena crisi
esistenziale: una cosa è firmarmi Jean Paul Sartre, un'altra Jean Paul
Sartre, Premio Nobel.
Gli avessero proposto una G, probabilmente, l'avrebbe accettata.
Ospite della serata Ernesto Giacomino, un nome e un cognome che parlano da soli,
una persona che per farla parlare ha bisogno di una sfilza di domande di fronte
alle quali perfino Enrico Ratto, ormai da qualche tempo chiuso in un mutismo
di fronte al quale tutte le nausee di Sartre sembrano passeggiate al chiaro
di luna, si inchina al piacere di ascoltare l'ospite.
Ernesto Giacomino non ha ancora quarant'anni, non ha ancora un G, non ha fatto
una piega quando gli è stato proposto di volare da Battipaglia a Cogoleto
per presentare il suo libro in un locale che, solo per il nome, non dovrebbe
garantire grandi clamori (e invece, eccome!). Un uomo con tutto ciò che
gli serve per essere un grande scrittore, nel senso di persona appartenente
al genere umano dotato di una sensibilità e di un'arroganza fuori dal
senso comune,
e che sa ben miscelare le due parti. Che sa come shackerarle senza mai mescolarle.
D'istinto distante è lo splendido titolo del libro. In copertina c'è
(anzi, ci stà, come si dice a Battipaglia) una Vespa che ti spedisce
nel pieno degli anni '80.
Lo stile è quello di uno che ama le parole e, allora, per crescerle e
farle diventare adulte, sa che deve giocarci. Di uno che sa che il metro giusto
per valutare una storia non è, appunto, la storia, ma sono le frasi.
Una buona frase vale una storia Una buona storia, senza una frase che sciolga
il lettore, è carta straccia.
Ernesto Giacomino questo l'ha capito, lo sa benissimo. E gli è andata
bene: nell'estate del 2004 ha incontrato una coppia di scrittori autentici destinati
a convivere con il Senso della Frase, finché morte non li separi. "Non
so sciare, non so giocare a tennis, nuoto così così, ma ho il
senso della frase". Questo è un monumento alla frase, più
di qualunque altro discorso perso nel vuoto. Ernesto Giacomino,
pur non augurandogli mai di possedere una G (non sa le responsabilità...),
è un uomo dotato del senso della frase.
A questo punto, tutto ciò che scrive diventa un percorso formativo per
qualunque lettore capace di seguirlo.In parole più povere e meno sartriane:
Ernesto Giacomino sa quel che scrive e ogni lettore dovrebbe fermarsi un attimo
su qualunque sua parola. Perché se è lì, un motivo c'è.
Dunque, è con piacere, signori, che siamo qui a presentarvi... Ernesto
Giacomino, D'istinto distante. Enrico Ratto
Ho vissuto due mesi in simbiosi con Daniele G Genova, alla faccia di un fottuto
malpensante. Daniele G Genova è un bestione, ma non è culo! Sia
chiaro, lampante. E' un biker on the road, un biker con l'Harley modello Road
King, che gira con una barboncina nana che ringhia a chiunque osi alzare le
chiappe dalla sedia durante l'intervento eucaristico del suo padrone. Can che
abbaia non morde, ma trattandosi della bestiola del Bestione non ci giurerei.
Un'estate sulla strada, un'estate in cui questo "Poeta da motoraduno" ha spesso sfiorato il paradiso dantesco, mentre chi scrive ha investito tutte le proprie energie perché la poetica targata DGG fosse afferrata dal pubblico. Che ci volete fare? Notoriamente, DGG vola alto e il sottoscritto non poteva certo restare a terra.
Dunque, tornando a bomba, abbiamo sostituito il beat con le sagre paesane e la sangria. Ma la filosofia c'era, il fil rouge è stato quello di un buddhismo latente, mescolato alla stanchezza e alla polvere di strada. Come dire: essere in pace con sé stessi e allo stesso tempo giocarsela col mondo. Tutt'al più, una controllatina alla pressione di DGG, nelle farmacie notturne, per le conseguenze del tour de force, a cui il Nostro si è sottoposto. Anche se sottoposto non è un parola che Gli si addice.
EccoVi perciò un filino di cronaca:
A Colletta di Castelbianco, il 26 giugno, Marco Goldberg, mitico libraio della San Michele di Albenga, è arrivato con un paio di casse di libri (di Alla morte si arriva vivi, of course) e se ne è andato con un paio di copie mescolate in mezzo alle banconote da 20 Euro. Avevamo fatto il pieno. Quella sera pensavamo che l'estate fosse in discesa. Così, tanto per cominciare, decidiamo di offrire una cena stile Attila post-razzia ad una decina di persone scelte a caso tra il pubblico. Alla fine dei bagordi ecco le Delicate Parole del Vate, rivolto all'amabile moglie del gestore del Ristorante Scola seduta dietro il registratore di cassa:
"Ancora un limoncello Occhi di Giada, altrimenti nessuno schioda!"
Via da Colletta, sono le due del mattino e ho una fidanzata che mi aspettava in macchina a Savona dalle 22!
Seconda serata a Celle Ligure, in compagnia del Mago Gentile, di cui ancora una volta sono andato a leggere il nome sulla locandina. Questione di memoria. Un prestigiatore per gente di prestigio, in grado di far sparire mazzi di carte e vari di rompicoglioni seduti ai tavolini del Charly Max, tutto questo senza smettere di sorridere neanche un istante. Pierone, patron del Charly, grazie al suo passato da edicolante in 3 giorni vende 41 copie del romanzo. DGG offre un'altra cena.
Da Celle Ligure ad Albenga, perché richiamati il 20 di agosto dalla Versilia (oltre che in vacanza, ero in ricognizione per conto dello stesso DGG, che il 24 sarebbe stato ospite di Romano Battaglia alla Versiliana insieme ad Andrea G Pinketts e Mango) da Marco Goldberg: un uomo che sa ricordarsi degli amici.
Il bello della piazzetta San Michele di Alberga, davanti alla libreria, è che è circondata da bar, qualcuno di classe, qualcuno un po' meno, ma tutti in grado di preparare un gin tonic. Altra cosa pregevole di quella serata è stata la concomitanza del compleanno di Sua Eccellenza Vescovo di Albenga, 60 anni mi pare, festeggiato proprio lì vicino da un nutrito manipolo di orchestranti tenori e soprani. Non so dire chi abbia sovrastato chi. Se il loro festone o il nostro festino, celebrato, peraltro, insieme a Clizia la Rossa , venuta apposta da Genova per ascoltare per la cinquecentesima volta la storia della "G". Che potrete conoscere anche voi acquistando "Alla morte si arriva vivi".
Torniamo a Levante e spostiamoci nell'entroterra.
Questa data merita, se è possibile, un'attenzione particolare.
La mattina di domenica 22 agosto recupero DGG a Cogoleto (dopo una delle sue celeberrime scorribande notturne) e assieme passiamo a salutare la libraia e l'assessore alla cultura del paese, con quest'ultimo, DGG, baratta abilmente una copia del suo ultimo capolavoro in cambio di un paio di aperitivi e un super cono gelato (DGG, per essere un poeta, ragiona con concretezza), e alle 14 si parte alla volta di Cosseria (nell'entroterra savonese). Tutto quello che mi dice è
"Ma cosa ti cambi i pantaloni? Cosseria è un paesino alla buona!" Arriviamo a Cosseria intorno alle 15.30. Lui, presidente della giuria di un concorso letterario, io, giornalista in grado di ãfar sentire maggiormente importante lo scrittore Daniele G Genovaä, secondo il sindaco neo-eletto. La risposta dello Scrittore ovviamente stata semplice ed efficace, tipo rasoiata:
"Guarda bello, che io sono già maggiormente importante a prescindere!"
Bravo DGG! Ci stava.
La presentazione, con tanto di Onorevole, Professore, premiati e premianti, tappeti rossi, fotografie, strette di mano (ricordate? Ma cosa ti cambi i pantaloni, Cosseria è un paesino alla buona!) è durata giusto quel paio d'ore che ti mettono sete.
Alle 17, terminati gli autografi e le strette di mano, accompagno i fedelissimi di DGG in un bar del paese (non la Bicocca , l'altro, di cui voglio dimenticare il nome ma sappi, barista, che il tuo volto non lo dimentico affatto). Nella bettola, gli animi si scaldano subito, al primo giro di aperitivi. Tra l'altro, mi dicono che lì, un anno fa, anche Andrea G. Pinketts (una delle persone più buone che conosca, ma di spegnere il sigaro bisogna che glielo si chieda con una certa cautela, perdio!) ha tentato di sfigurare il cicciottello di là del banco.
Per quanto mi riguarda, invece, quella botte di lardo del barista il rischio l'ha corso quando ha minacciato di strappare la pagina del guest book del suo locale su cui stavo apponendo, con tanto di Mont Blanc, la mia firma. Quello sprovveduto dev'essere l'unico al mondo in grado di reiterare un gaffe, specialmente in presenza di DGG, infatti ha riprovato di nuovo a dire qualcosa. Ed io ho dovuto fermare il Vate!
Cosseria si conclude alla sagra del paese, perché D. G. Genova, in uno dei suoi noti impeti di generosità, ma non fateci l'abitudine voi che organizzate serate culturali, aveva chiesto come cachet un umile piatto di totani fritti. Questo la dice lunga sull'onestà del Nostro. Consumati i totani, dunque, svutate le botti, ci siamo ritrovati alla premiazione del torneo di bocce di Cosseria e, immediatamente dopo, catapultati sulla pista del ballo liscio per assistere alla lotteria. Il commento di DGG si commenta da solo:
" Caspita che seratona!"
Il 22 agosto 2004 resta comunque qualcosa di indimenticabile, come una battuta di caccia in compagnia di Ernest Hemingway, cui peraltro non ho mai partecipato.
In ultimo, una serata a base di sangria e di quattro chiacchiere all'SMS bar di Albisola Superiore. SMS non ha nulla a che fare con i messaggini che riempiono le giornate di noi comunicatori per professione e per necessità. E' una Società di Mutuo Soccorso, proprio quello di cui avevamo bisogno la sera del 26 agosto. Fine estate, fine del tour. Anzi no, mi dice una sua fedelissima, c'è stata ancora la serata di Peagna durante la quale, DGG, dopo aver ammaestrato la folla si è congedato con uno sfiziossimo:
"Grazie. E' stato un vero piacere. Per voi, naturalmente!"
Ma non era un addio, né un atto di tracotanza. DGG è un mattacchione quando vuole. E poi c'è ancora settembre. Ce ne sarà ancora da raccontare. La saga delle sagre continua. Per il momento vi saluto anch'io, a modo mio: vedi Cosseria, vedi Colletta, vedi Albenga, vedi la Versilia e l'Adriatico, vedi Peagna e poi muori. Perché alla morte si arriva vivi!