LE
PERLE DEL VATE
Perché DGG non legge solo i giornali,
DGG legge i classici, e quel che è meglio: li commenta.
Ecco alcune perle rare.
Daniele
G. Genova è un uomo che ha fatto dell'esoterismo una palestra di vita,
così come ha fatto delle arti marziali una guida spirituale.
Dopo Fragolina, il suo testamento spirituale, DGG ci riserva tre stralci che
provengono direttamente dalla sua anima, che nonostante tutto è viva
e lotta insieme a noi.
Un'anima esibizionista, forse perché ama mettersi a nudo
tra i promontori nascosti dello spirito.
Nessuno può dare un titolo ai suoi pensieri... per questo li chiameremo,
convenzionalmente ed esotericamente:
Pensiero A
Pensiero B
Pensiero C
Vinto come sempre il tradimento del linguaggio…
Dal dizionario Zingarelli, a proposito di principio, leggo:
“ Atto del cominciare, principiare… Ma anche idea originaria, ovvero componente
principale, addirittura autore, inventore.”
Considerando poi la preposizione “ in “ nella sua semplice accezione di “essere
in luogo”, e che l’esordio del Prologo di Giovanni non può non rammentare,
direi addirittura riprendere, quasi proseguendo la narrazione biblica, quasi
ad integrarla come vuole la tradizione cristiana: “ Bereshit bara Elohim,
ossia “ In principio Dio creò”, mi sorgono alcune riflessioni: Se all’interno
del Principio era in essere, o in altre parole In Sua stessa Essenza, era
il Verbo. E se contestualmente, il Verbo era presso, cioè non all’interno
del Principio, bensì nelle Sue vicinanze, dato che la dimensione spaziale
non può aver avuto origine che in concomitanza con quella temporale, verificatesi
giustappunto nell’Atto Primigienio del Principiare. E se, infine il Verbo
era Dio, ovverosia, un’equazione tra Essenza Prima e la Sua propria Emanazione,
resa possibile dal Verbo, ne consegue che la Stessa Triangolazione espleta
la propria individuazione completa, o Manifestazione, in Malkhut. In altre
parole Dio è Creatore, Creatura e Creazione, e allo stesso tempo i rispettivi
opposti. Cioé, potremmo vedere due triangoli equilateri speculari all’origine
di un quadrato, con tutte le sue infinite implicazioni… Ma Giovanni doveva
essere più uomo di parola che di calcolo. Se vogliamo più incline all’umanistica
che alla matematica, più eracliteo che aristotelico. In altre parole, più
intuitivo che logico. E qui, mi paiono tornare a buon diritto i versi di Dante:
Matto è chi spera che nostra ragion possa trascorrere l’infinita via che tiene
una sustanza in tre persone. Dunque Giovanni pare intuire, per se stesso innanzitutto,
e anche per coloro a cui si rivolge, che affrontando sul terreno della speculazione
logica i primi tre versi del suo stesso prologo, potrebbe rimanervi per qualche
verso intrappolato. Invischiato in uno sterile, o peggio, pericoloso processo
speculativo mentale. Ossia tra quelle sbarre infernali che costituiscono la
prigione che il Satana/Mente, satanamente, in continuazione edifica impedendoci
la verticale. D’altronde, anche Satana ha i suoi architettonici lavori… E
qui non voglio, deliberatamente e naturalmente, addentrarmi nel concetto di
salita o discesa, essendo entrambe una mera, quindi altrettanto satanica,
illusione. O se vogliamo, un gioco di specchi che catturano la luce anziché
rifletterla. Non a caso, Gesù ebbe ad annunciare che: Il Regno dei Cieli accadrà
quando farete di due uno. Ovverosia, quando il dualismo sarà trasceso, compreso.
Poiché la semplice comprensione dell’inganno dualistico ha di per sé il potere
di proiettarci al terzo angolo, costituente la sintesi, dell’ipotetico triangolo,
il cui ribaltamento è all’origine del su esposto quadrato… Quattro lati, quattro
elementi, quaternario in cui è scritto il nome di Dio. E qui mi fermo, poiché
si potrebbero aprire infinite, quanto fuorvianti, dissertazioni che mi allontanerebbero
dalla trattazione dello specifico in oggetto: il prologo di Giovanni Dicevo,
Giovanni, uomo intuitivo, nei versi successivi, pare darsi per dare, una spiegazione
alla propria stessa misteriosa intuizione. Egli era in principio presso Dio
tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di
tutto ciò che esiste. Esplicita quindi chiaramente che nulla può cadere al
di fuori di Dio, ovverosia al di fuori di quel triangolo riflesso. Come dire
che ciò che è manifesto corrisponde esattamente, in maniera speculare, all’immanifesto.
Potremmo allora pensare che la diagonale, di quel quadrato ideale coincida
con il confine, altrettanto virtuale, tra l’essere e il non essere. Ma a questo
punto saremmo ancora preda dell’inganno satanico. Infatti, sia l’essere che
il non-essere, rappresentano le due facce della stessa medaglia. Poiché alla
nostra mente, processo del nostro cervello diviso in due lobi, è inintellegibile
tutto ciò che non appartiene al sistema dualistico. La nostra mente agisce
cioè in maniera simile a quella di un computer, che può soltanto operare secondo
un codice 0-1 e tutte le sue possibili implicazioni. Ma il computer è una
macchina! E il cervello umano non diverge dalla macchina se non nella possibilità
che gli è data, misteriosamente, di utilizzare se stesso per trascendere se
stesso. Jeschua, il Nazireo, per esempio, vi riuscì nonostante la croce. La
Scintilla Divina di Jeschua, o se vogliamo la Consapevolezza di “ Essere in
principio” e di “Essere il Principio”, prima cioè di qualsiasi altra cosa,
e prima che qualsiasi altra cosa fosse, quella Consapevole Scintilla Divina,
dicevo, fece sì che la sua mente terrorizzata dal patimento e dalla morte
prossima, “morisse” prima ancora che accadesse la morte al resto del corpo.
Ovverosia, Gesù morì in stato di non-mente. Come peraltro aveva vissuto per
la maggior parte della sua vita. A questo proposito, voglio osservare che
le sue ultime parole, riportate dai Vangeli, furono: “Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito.” Perché spirito e non anima? La risposta sembra suggerircela
Giovanni: In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. Splendida
equazione: luce = vita! Cioè il Cristo/Verbo/Luce/Vita/Dio, costituirebbero,
oltre che un’unica unità, la vera natura dell’uomo, che la mente umana, identificata
in Satana/Tenebra, non può concepire. E perciò tende a rifiutare. E infatti,
Giovanni prosegue: La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’ hanno
accolta. Mi pare esplicito: se nulla cade all’infuori di Dio, Satana-Mente
è incluso. Ma naturalmente la parte non è in grado di concepire il tutto.
Ragion per cui Giovanni si fa raffinato: Venne un uomo mandato da Dio Un uomo
cioè dotato della Consapevolezza resasi manifesta, se vogliamo di Consapevolezza
Consapevole, di essere, in quanto carne, semplice testimone, ma sicuro testimone.
Testimone certo, che il Vero Essere, al di là del velo di Maya, è Spirito,
ragione e principio della sua stessa incarnazione. E, naturalmente, di tutta
la Manifestazione sul piano della materia. Per tornare alla tavola precedente,
vorrei qui ricordare la splendida espressione di Matergia. La cui radice,
peraltro, mi è particolarmente cara, corrispondendo al latino Mater. Ovverosia
Madre. Egli ( Giovanni il Battista) non era la luce, ma doveva rendere testimonianza
alla luce. Che dire di quel “doveva”? Chi davvero incarna la conoscenza, o
per meglio dire, la Conoscenza stessa in quanto perpetua non può esimersi
dal perpetuarsi. Potremmo persino dire, sempre vinto il tradimento del linguaggio,
che l’amorevolezza del Paterno-Madre/Materno Padre, si manifesti, per auto
dovere, anche in quel desiderio di condivisione, se vogliamo di comunione,
che è uno dei molteplici aspetti dell’Eterna Eucaristia. Veniva nel mondo
la luce vera quella che illumina ogni uomo. La luce vera… la vera luce… quella
che illumina OGNI uomo, nessuno escluso. Veniva nel mondo, nel regno della
materia, passava al di qua di quella famosa diagonale che separa il manifesto
dall’immanifesto. Una venuta, quindi, squisitamente epifanica. Non a caso,
la festa cristiana dell’ Epifania segue immediatamente la data fissata dalla
cristianità, per la nascita di Jeschua. Ma l’enfasi mi pare debba ricadere
sul terzo verso: quella che illumina OGNI uomo. Ogni uomo, sembra volerci
dire Giovanni, altro non è, al di là di quella diagonale, che Puro Spirito
Primigenio. O se vogliamo, divinità. Vero Dio, dunque, di là di quel confine;
Vero Uomo, al di qua. Ma ricordiamo che quel confine è del tutto illusorio.
Vero Dio e Vero Uomo, allo stesso tempo, e naturalmente viceversa. Poiché
quella diagonale è puramente virtuale, linea ideale tracciata per atto mentale
e perciò satanico. Di fatto, in costanza di Verità, quella linea non esiste
affatto. L’immanifesto e il manifesto sono, In Verità, la Verità Unica e Inscindibile.
L’Uno, Trino. Il Triangolo che ha origine dall’Uno e ritorna all’Uno dopo
la Manifestazione speculare. E naturalmente, Giovanni ribadisce: Egli era
nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
La sua reiterazione pare quasi obbligata. Chi era nel mondo? Chi non è stato
riconosciuto dal mondo? Il Triangolo Primigenio Immanifesto, benché riflesso
specularmene in quello del Manifesto, per effetto del Satana-Mente, non può
essere riconosciuto. Eppure è manifesto. E’ manifesto sempre, o meglio, in
quell’unico eterno possibile: questo! E’ il Satana-Mente che rende lo specchio
opaco. E’ il Satana Mente che opacizza la visione, che la oscura, non potendola
riflettere. Ma lo stesso Satana-Mente, una volta smascherato, riconosciuto,
consente mirabilmente la Conversione verso la Luce. Delle due l’una, ci suggerisce
la nostra mente dualistica: - Se sto andando verso il buio, la luce dev’essere
dall’altra parte. Basta voltarsi. Basta ribaltarsi. E così il Satana-Mente,
anch’egli appartenente al Tutto, se ne immagina distaccato. S’illude, illudendoci.
Trascinandoci nel suo stesso inganno. Confortando se stesso col nostro concorso.
Ma se così fosse, Satana non avrebbe mai obbedito Gesù. Non sarebbe mai uscito
dai corpi degli uomini al suo comando. D’altronde colui che serve appartiene
al suo padrone. Infatti, Gesù stesso, nel deserto, apostrofò Satana-Mente
con queste parole: “Vade retro Satana, non tentare il Signore Dio tuo!” Sembrerebbe
una bestemmia. Come può Gesù essere Signore di Satana? Semplice: la volontà
mentale è parte della Volontà Celeste. E come tale, si sottomette alle sue
leggi. Al massimo, può ricorrere al libero arbitrio al fine di ignorarle.
E infatti, l’ignoranza è l’essenza stessa di Satana. Venne fra la sua gente
ma i suoi non l’ hanno accolto. Ecco un’altra reiterazione: la sua gente,
i suoi. Appartenenti cioé a Lui. Lui Verbo, Principio, Dio. Appartenenti a
Lui, significa appartenere al Principio, dal Principio e nel Principio. E
pure, ovviamente, in quella distanza ideale che si apre tra una inspirazione
e la successiva espirazione del Soffio Divino, del Respiro Divino. A questo
punto, Giovanni ci propone una via, ci suggerisce cosa occorre fare: A quanti
però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli
che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né
da volere di uomo ma da Dio sono stati generati. Due osservazioni importanti:
quel “però”, nel primo verso assai significativo. Va compreso a fondo quel
“però”, perché ammette, introduce, la Possibilità. La Possibilità con la P
maiuscola, diritto di nascita di tutti gli uomini. Il “però”che introduce
il cuore stesso del Vangelo, il messaggio che il Vangelo porta con sé. Come
se Giovanni ci stesse avvertendo: - Guardate che c’è una possibilità. Nonostante
tutto, in questo inferno, in questa selva oscura, esiste una possibilità.
Avete una possibilità, nonostante le tenebre, nonostante Satana-Mente. La
possibilità è concreta. Dipende da voi accoglierla. Da voi, soltanto. Uscite
quindi dall’ignavia e impegnatevi! Il percorso non esiste, tuttavia va percorso.
Sembra un paradosso, ma l’esistenza stessa lo è. L’esistenza è un paradosso.
Il paradosso più grande. Non è logica, non lo è affatto. L’esistenza è paradossale!
Non a caso, Jeschua verrà ritenuto di volta in volta, dai cosiddetti sapienti,
un folle, un invasato, un indemoniato. Più che naturale! La logica di Jeschua
discendeva direttamente dal Logos, era Figlia del Logos. Era una logica con
la elle maiuscola, niente a che vedere con la logica ordinaria, con le dissertazioni
semantiche, filosofico speculative della mente. Joschua era un uomo con i
piedi ben radicati nella terra. Ben piantato con le radici nella terra come
un albero. Le radici nelle profondità della terra e la chioma al sole. Ecco
l’anello di congiunzione tra terra e cielo. L’anello agnello, se vogliamo.
Joschua, il Nazireo, incarnava quell’ideale diagonale che unisce, annullandolo,
il confine tra il manifesto e l’immanifesto: Vero Dio, Vero Uomo. Ma potremmo
anche solo prendere in esame il comune denominatore di questa doppia espressione
cioè la parola VERO. Ossia VERITA’. La seconda osservazione riguarda invece:
quelli che credono nel suo nome i quali non da sangue né da volere di carne
né da volere di uomo ma da Dio sono stati generati. Ogni essere genera un
proprio simile. E infatti Dio fece l’uomo a propria immagine e simiglianza.
Ma che significa a propria immagine e somiglianza. Qual è l’immagine di Dio?
Non certo due braccia, due gambe, una bocca e via discorrendo. L’immagine
di coloro che credono nel suo nome, non è certo un’ immagine carnale. Semmai
l’immagine carnale è il suo riflesso speculare. Perciò le somiglia. Il verbo
credere non è certo riferito all’ottusa pratica della mente di accettare passivamente
un dogma, un credo, o simili vacuità, prive di qualsiasi senso. No. Non è
questo. Più verosimilmente, quelli che credono nel suo nome, saranno Coloro
che conoscono Nome, coloro che in principio erano nel principio. Coloro che
esistevano prima che Adamo fosse. Coloro, alla fin fine, non è neppure un
plurale. Colui che crede è Colui che sa di essere fin dal principio. E’ l’
UOMO- UNO. L’UOMO VERO. L’UOMO VERITA’. IMMAGINE E SIMIGLIANZA DELLA VERITA’.
Il bipede mammifero col dono dell’umorismo è semplicemente il precursore dell’UOMO-VERITA’
dell’ UOMO PERFETTO. Il bipede mammifero è certamente perfettibile, è certamente
una speranza di UOMO. In virtù di quel PERO’ di Giovanni che apre alla Possibilità,
egli può essere Perfetto. Ragione per la quale Gesù, consapevole di incarnare
il Cristo-Luce-Verbo, ha accettato di morire, pur di rendere certezza quella
Possibilità. D’altronde, la massima testimonianza che ci è dato di rendere
può, in costanza carnale, essere costituita dalla rinuncia della propria vita.
La massima espressione della caduta dell’ego. L’azzeramento dell’opera di
Satana-Mente. Azzeramento che non elimina la ragione, la capacità di raziocinio,
ma che semmai l’acuisce, rendendola lucida, fino a condurla a trascendere
se stessa. Avventura per la quale, peraltro, è richiesto il totale affidamento.
La totale fiducia. La fede. E attenzione, l’ego esiste perché noi gli conferiamo
esistenza. IN VERITA’, l’ego non esiste. E’ una pura illusione, e non dico
che non sia reale. E’ assolutamente reale, tuttavia è una pura invenzione.
Un pezzo di corda in mezzo ad un sentiero buio, può sembrare un serpente.
Se non la vediamo bene, possiamo credere che sia davvero un serpente. E quel
serpente per noi è assolutamente reale. Potremmo anche spaventarci a morte,
avere un attacco di cuore. O correndo via cadere e romperci una gamba. Tutte
cose assolutamente reali, ma scaturite da un’invenzione. Da qualcosa che ci
siamo inventati. Sarebbe bastata una torcia elettrica per distinguere la corda
da un serpente, sarebbe bastata una po’ di illuminazione… Illuminazione. In
stato di comunione col divino, l’ego non può sussistere. Dio è Tutto, la separazione
è creata dall’essere bipede mammifero, ancora speranza di uomo. E speranza
di uomo in virtù proprio di quella capacità di scindere, di separarsi, di
pensarsi come essere staccato dal tutto. In altre parole, il rifiuto, anche
inconsapevole, di appartenenza al Corpo Cristico. E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria come di unigenito
dal Padre pieno di grazia e verità. Giovanni reitera. Giovanni è costretto
a reiterare. I riflessi di un diamante sono molteplici, ma la sorgente una.
Il gioco degli specchi è infinito, ma una la qualità riflettente. La capacità
di riflettere, flettere di nuovo, ribaltarsi. Giovanni è costretto a reiterare,
perché in verità, LA VERITA’ è inesprimibile a parole. Occorre un’intuizione.
Tutta la forza del ragionamento, da sola, non basta. Occorre che tutta la
forza del ragionamento sia concentrata e, come un raggio laser, diventi capace
di perforare il limite della mente umana. Pena la follia. Ecco perché Dante
sostiene: State contenti umana gente al quia. Le interpretazioni, e i moniti
di Dante, possono essere diversi: Piuttosto che impazzire, lasciate perdere.
Sbattetevi, ma non impazzite. Create il percorso e percorretelo, se volete.
Oppure: Abbandonate l’illusorietà dell’idea di un percorso. Fermatevi e osservate:
è un semplice pezzo di corda, non un serpente. Siate semplicemente uomini,
se volete comprendere la vostra natura divina. Radicatevi nella terra, se
volete arrivare al cielo. Niente voli pindarici. Non ossessionatevi all’idea
del sapere. E così via. La ragione umana concentrata come un raggio laser
per forare, per andare al di là di se stessa. Per entrare in quell’illogica
del Logos. Per giungere all’intuizione, la sola che permette di vedere la
dove l’occhio, collegato al cervello, è del tutto cieco. L’intuizione per
acquisire quella vista che vede al di là della finta diagonale che separa
il manifesto dall’immanifesto. Nella tradizione orientale, il Terzo Occhio.
L’Occhio del Buddha. E Giovanni riprende: Ecco colui che viene dopo di me
mi è passato avanti, perché era prima di me. Per forza! In Principio… In questi
versi è chiaramente messo a confronto il doppio aspetto dell’uomo, senza addentrarci
in ulteriori sottigliezze: l’uomo in carne e l’ Uomo Spirito. O se vogliamo
la duplice Verità di Jeschua Cristo. Infatti, Giovanni prosegue: Dalla sua
pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Da quale pienezza?
Viene da pensare alla sua ( di Gesù) pienezza carnale e pienezza divina. Di
nuovo, a quel Vero Dio, Vero Uomo. A quel “VERO” comune denominatore, unificante
al padre, che nel verso successivo si dispiega, guardacaso, di nuovo in tre
distinti elementi: Perché la legge fu data per mezzo di Mosé la grazia e la
verità per mezzo di Gesù Cristo. Tre elementi concorrenti a quell’Unica Unità:
la Legge, la Grazia, La Verità. Di nuovo un Principio Triangolare. E di nuovo
un’altra reiterazione, quella conclusiva, quella che riconduce all’inizio
del prologo, quella che in qualche modo ne chiude il dispiegamento. Dio nessuno
l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui
lo ha rivelato. Direi meravigliosi questi ultimi versi, ed infinite le loro
implicazioni: Dio nessuno l’ha mai visto. E’ ovvio. L’ego, il Satana-Mente,
non può vedere Dio, perché semplicemente non lo può riflettere. La particella
non può riflettere il tutto. Dentro di noi non c’è nessuno che possa vedere.
L’idea stessa che ci sia qualcuno dentro di noi che possa vedere un dio è
del tutto folle, satanica, mentale. Davvero può condurre alla follia patologica,
alla nevrosi. Ad un accumulo nozionistico che può farci impazzire. Dentro
di noi c’è il vuoto totale. La nostra forma è la forma esteriore, visibile,
di quel vuoto. Se vogliamo, il vuoto è la forma e la forma è il vuoto. Senza
il vuoto è inutile anche un secchio. Non c’è alcuna scissione, in tutto questo,
tanto meno contraddizione. Accettato questo vuoto, che non è affatto vacuità,
accade il silenzio, se preferiamo, la preghiera, il contatto col divino, l’incontro
col divino. L’Eucaristia. Il cuore stesso del Vangelo. Accade che nessuno
vede Dio e l’esperienza stessa rivela Dio. Ricordiamo che: Non c’è nulla di
nascosto che non debba essere rivelato. Parole di Jeschua, il Nazireo, il
Maestro. La tenebra non può riflettere la luce. Luce e tenebra di fatto non
possono incontrarsi. La tenebra neppure esiste, poiché la tenebra è semplice
assenza di luce. E per luce non intendo ovviamente quella generata da fotoni.
Non la luce in quanto luminosità. Ma Luce- Vita. Quella luce che illumina
ogni uomo. Vita che è Verità, morte che è semplice assenza di Verità. Luce
che è Consapevolezza Vivente, Dio Vivente. Morte che è mera ignoranza, oscurità,
lontananza, impressione di non essere nel Suo seno, ed è splendido l’attributo
di seno, a proposito della figura di Padre. Seno dal quale mai potremmo uscire,
nemmeno volendo. Ma dal quale possiamo tutt’al più avere l’illusione di essere
usciti. Se così fosse, ci sarebbe Dio e qualcosa che Dio non è. Ma una simile
idea, proprio perché duplice, non può che essere frutto della mente e perciò
satanica.
Daniele G. Genova > Le perle del Vate