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Savona, 16 dicembre 2004
IL FRUTTO DEL MAESTRO (omissis)
…e non dimentichiamo che Mercurio è l’Ermete Trimegisto, il tre volte santo, il tre volte Kadosc; il tre volte santo inteso come: Santo Volontà; Santo Pensiero; Santo Parola; ricordiamoci inoltre che in greco la parola santo significa separato, quindi santa volontà separata da tutti i fini egoistici ed egotisti; santo pensiero, tendente alla scoperta del Sé, fuori dalle limitazioni dell’ego e della personalità; santa parola che si esprime come rivelazione dei più alti segreti e che il Verbo, il Logos, il Cristo, l’espressione solenne di Genesi I; IHEI HOR, SIA LUCE! Tre volte santo, recita luminescentemente, ovvero con mente luminescente, o meglio ancora attraverso, per tramite, di mente illuminata, la Tavola intitolata: “L’oro interiore”, specificando al contempo che nell’origine greca la parola santo significa separato. Per queste ragioni, ritengo la chiusa di questa Tavola, Frutto di Luce, in quanto emanazione Logico-Consequenziale di squisita radice luciferina, ovverosia derivazione diretta di inseminazione, germogliazione, crescita, fruttificazione, maturazione e distacco finale del Frutto stesso. Frutto di Sé stesso. E qui vorrei sottolineare che col termine Logico-Consequenziale, intendo l’eterno Procedere del Logos. Ovverosia il continuo, incessante, procedere della creazione sul piano della Manifestazione. Piano orizzontale, simbolicamente rappresentato dalla terra in cui la Pianta di cui sopra ha covato il seme, da cui è spuntato il germoglio, il fusto, il ramo e infine il frutto. Frutto che, in quanto luciferino, cioè foriero di Luce, si è completamente adempiuto nell’atto definitivo e irrevocabile del distacco, della separazione. Abbandonando cioè il legame, sia pure esile del picciolo, con la radice. Abbandono, distacco, separazione, figlio di atto non dettato da propria volontà di matrice egoica, ma per naturale processo evolutivo. Chiamato poi, da natura stessa, o per ubbidienza a Logica Legge, alla Legge del Logos, alla successiva putrescenza, ovverosia ad ulteriore trasformazione formale, lasciando tuttavia dietro di sé, incise nel seme per Volontà del Logos, le potenzialità di nuove e somiglianti formalità, ma non solo: anche ulteriori elementi di diverso peso specifico o se vogliamo di diversa qualità. Tutto il processo quindi si espleta, ovviamente, in una pura trasformazione. Ma in quella trasformazione, mi pare utile evidenziare, e d’altronde lo si è già fatto infinite volte, l’energia si muove sia in senso orizzontale, giacenza del seme, sia in senso verticale: crescita dell’albero e successiva caduta del frutto. Di nuovo, ecco che il Logos si manifesta attraverso il Croce-Via Luminoso. Si manifesta potremmo dire Perennemente, o meglio quale Mente Perenne. Ma mi pare anche utile osservare che il gioco avverbiale può trasformarsi, in mancanza di santo pensiero, in giogo avverbiale. Mera compiacenza affabulatoria, cioè, intimo e sottile godimento di pura matrice egotistica. Ecco quindi l’avvertimento luciferino, l’avvertimento apportatore di Luce, del Maestro Autore della Tavola. Del Maestro Autore della Tavola che offre il frutto caduto, distaccato per effetto di maturazione. Il Frutto del Maestro, della cui fragranza possiamo gustare pure in costanza di Invisibilità del Maestro. Ma dobbiamo anche ricordare, riconoscere, per atto di retto pensiero, che il Frutto del Maestro è frutto della stessa trasformazione energetica, del ciclo Manifestazione-Immanifestazione, del Maestro stesso. Sempre nella stessa Tavola, qualche riga prima dell’epilogo, il Maestro così si pronunciava: (omissis)… Sia ben chiaro che non abbiamo sposato la teoria della necessità assoluta del dolore umano per la realizzazione. In Costanza di Verità è vero che non esiste alcun dolore. Il dolore stesso appartiene alla mente, ai recettori del cervello, ma è anche vero che il Maestro Seme dovette morire per dar luogo al germoglio e il germoglio crescere nelle intemperie e patire gli assalti dei parassiti, e la sete e quant’altro potrebbe ascriversi a qualcosa che la mente umana non stenterebbe a definire negativo. Nonostante ciò, il Maestro pare trattare lo specifico del dolore come qualcosa di periferico rispetto al proprio essere. Infatti asserisce: il dolore fisico e psichico sono il fuoco che brucia le scorie e che permette l’affiorare dell’ Oro Interiore, dell’ Oro Alchemico. E infatti quella del Maestro è a tutti gli effetti una mera osservazione. Un’osservazione, se vogliamo, distaccata. E bisogna ricordare che per poter osservare un oggetto occorre una certa distanza, un certo distacco, una certa separazione, una certa “santità”. Tornando all’epilogo, il Maestro si riferisce a santa volontà. E definirei sublime, nella piena accezione del termine, questa affermazione. Affermazione cioè sublimata, purificata. Affermazione pura. Affermazione non contaminata da elementi egoici, elementi egotistici. Il Maestro, semplicemente, attraverso Mente Semplice, in odore quindi di povertà di spirito, afferma la necessità di santa volontà, volontà separata da Satana-Mente. Da quella mente che santa non è. In luogo di quella Mente, con la M maiuscola, che è pura santità. Ma affinché possa affiorare quel tipo di Mente, occorre che l’ego, al pari del seme, muoia. Occorre che la materia, per quanto sottile, della mente ordinaria approdi per effetto alchemico a quell’Oro Interiore a cui il Maestro, per mera Compassione, tenta di condurci. In effetti se Caronte traghetta le anime nel regno dei morti, il Maestro le traghetta in quello dei vivi. Non a caso Jeschua affermò: il mio Dio è il Dio dei vivi. Inoltre, vorrei osservare che la santa volontà, in condizioni di Apprendistato, è anche rappresentata dalla buona predisposizione dell’Apprendista all’accoglienza della Parola del Maestro. Parola Santa in quanto libera, staccata, separata, eradicata dall’ ego. Ego di cui pure il Maestro ebbe a caricarsi. Ego di cui pure il Maestro ebbe a sopportare il peso. Ego a cui pure il Maestro ebbe a crocifiggersi. Ma del Maestro solo l’ego è morto. Il Maestro non è morto affatto. La concomitanza della scomparsa dell’ego/comparsa del magistero, da sola, ha il potere di spezzare la croce. Il giogo doloroso del movimento latero-verticale. Il Maestro, simile all’Araba Fenice, sorge dalle ceneri dell’ego. Il Maestro veramente, Vera-Mente, risorge dalla propria stessa morte, in costanza di carne. Non v’è altra opportunità. Non v’è altra resurrezione. Il gioco-giogo si espleta in Malkhut. E mi pare importante osservare, dalla tradizione cristiana, o meglio crociana, che la Resurrezione è semplicemente il prologo dell’Ascensione. La stessa crocianità, infatti, afferma che Joschua ebbe a patire e a morire in carne per poi, in carne, essere assunto in Cielo. Attenzione quindi, Fratelli, qui avvengono i giochi. Qui ed ora. Ed ogni istante è buono per comprendere. Ogni istante è una porta, La Porta, un’opportunità. Peccare significa mancare quella Porta, quell’ Opportunità. Peccare significa non essere presenti quando la Porta accade, quando l’Opportunità si verifica. Peccare significa non essere vigili, non essere attenti, non perseverare nella vigilanza, non vigilare nella perseveranza. Peccare significa lasciare che l’ego-mente-satana, agisca al nostro posto, ci asseveri. Peccare significa dare il nostro consenso, volontario o involontario, affinché ciò accada. Peccare significa travisare la parola speranza, persino. Lasciare che la speranza con la s minuscola ci ciondoli davanti agli occhi alla stregua di una carota. Peccare sostanzialmente significa non ri-conoscere l’azione satanico-mentale. Non conoscerla cioè per la seconda volta, attraverso uno sguardo illuminato. Peccare significa non conoscere una prima volta l’ego sottomettendovisi, e conoscerlo una seconda volta (ri-conoscendolo, quindi) per potersene affrancare. Non v’è altro peccato. L’idea stessa di un qualsiasi altro peccato è frutto malefico, frutto ancora attaccato ­ e quindi non separato ­ dalla mente. Ecco perché Joschua ebbe a dire che l’albero si riconosce dal frutto, e viceversa. Ma la nostra mente, i nostri occhi fisici, non possono vedere il Frutto Santo. Non a caso il Maestro è Invisibile. La nostra mente, satanamente, può solo soffermarsi a disquisire sul frutto malefico, poiché soltanto quello essa produce e conosce.
E attenzione: occorre fare anche attenzione al piano inclinato: ogni fermata equivale a una retrocessione, perlomeno in costanza di forza di gravità.