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Prof.ssa Paola Tiezzi: Le campane di Rivara. Come ti ho detto l'ho letto lentamente perché è molto denso, per Raffaele
Crovi:
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Manuel
Carrera Diaz - italianista dellâ Universit? di Siviglia
Giuseppe
Pederiali (Italia Oggi) Giancarlo
De Cataldo (Gazzetta del
Mezzogiorno) Loriano Macchiavelli: èâ un bel romanzo, forse più bello dellâaltro. Si vivono i luoghi, i personaggi e ci si affeziona alla scrittura. E' per me è il massimo che si possa pretendere da un libro (La campana di Rivara). Emilio Zucchi (POESIA rivista mensile internazionale di poesia): viene in mente Caproni quando lâ autore intona· La forza evocativa è nutrita di rimandi classici: Pascoli e Gozzano anzitutto, ma anche Carducci· Una sorta di aspro humor nero, poi, si innesta a momenti di fulminea e quasi psichedelica visionariet?. Un lavoro serio e anche umile quello di Daniele Genova (La cerimonia del té). |
Hans
Hunterhauser - italianista dellâ Universit? di Vienna Settimanale GIOIA: il tono è quello classico alla Marlowe. Da non credere quali risvolti neri possa nascondere il tranquillo paesaggio ligure! (Il nido dei gabbiani). Isabella Spagnoli (Gazzetta di Parma): Lâaffresco di un mondo senza luce e senza speranze. Il narrare dellâ autore è come una perturbazione che spia, sempre in agguato, le vite tortuose di personaggi alla deriva, baciate tutte da un uguale e sinistro destino (La campana di Rivara). Francesco Guccini: il romanzo mi è piaciuto, sia per la trama che per lo stile, che trovo secco e asprigno (La campana di Rivara). Gabrio
Vitali Stefano Villa (Gazzetta di Parma): al fondo di questa musica, di piccola orchestra, in cui brucia la vena di un Novaro nevrotico ( ma viene in mente anche il tardo Caproni), nel gioco leggero dellâ assenza/presenza dellâ attesa e del rimpianto, Genova pare in qualche modo dischiudere dinnanzi ai nostri occhi anche una terra di incanti (La cerimonia del té).
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Tosca
Finazzi (LâEco di Bergamo)
Elena Zaffagno - professore ordinario in Storia della Lingua Latina all'Universit? di Genova: pura come una lama, personale, ma vibrante di passate memorie evocate nell'istante, la scrittura di Daniele G. Genova avvolge il lettore, guidandolo verso emozioni sottili e atemporali. Questi vede con gli occhi dell'autore, di lui percepisce passione e rabbia e, parola su parola, ne esce stregato, ritrovando un mondo che viveva in lui prima di percepirlo. Un amante della scrittura classica avverte con piacere la stessa liricit? e incisivit? della poesia oraziana. Senza interrompere la tensione narrativa, l'artista ci propone una terra di Liguria che sa di sale, di vento e di ginestre, con i suoi umori e le sue solitudini. Flavio
Isernia - giornalista: ti consiglio di
leggere un certo Daniele G. Genova, perché... Critica di DANIELE G. GENOVA alla critica dei critici, sul punto critico: |
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Daniele G. Genova
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