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MULTI  DIXERUNT

Prof.ssa Paola Tiezzi: Le campane di Rivara. Come ti ho detto l'ho letto lentamente perché è molto denso, per
lo meno i primi tre quarti. Poi la narrazione precipita e nelle ultime pagine ci sono tutti i problemi e
tutte le spiegazioni. Certo è molto come tu dici "biamontiano", i paesaggi, le descrizioni, i personaggi,
la vicenda. Non so se è un'eredità o un imprinting. Invece la poesia è solo tua. Perché anche Francesco
scriveva una prosa intrisa di poesia, ma naturalmente con altri accenti. La tua mi sembra più reale, più
umana, più saggia. O forse non "più" ma diversamente. E mi piace molto.



Stefano Mauri: la poesia al Vate

Pupi Avati: mi piace come scrive in modo conciso, tagliente, molto cinematografico. Mi è piaciuta la sua storia e il finale mi ha un poco commosso (Il nido dei gabbiani).

Raffaele Crovi: un autore imparentato per temi e tonalit? linguistiche con Francesco Biamonti e Nico Orengo, ma con una personalissima espressivit? hemingwayana-chandleriana.

 

Manuel Carrera Diaz - italianista dellâ Universit? di Siviglia: proprio un bel libro (Il nido dei gabbiani), con un lessico molto ricco, uno stile incisivo ed un facile ed avvincente dispiegarsi della macchina narrativa. Costituisce per me una piacevolissima lettura.

Giuseppe Pederiali  (Italia Oggi): Il nido dei gabbiani si colloca molti gradini sopra i romanzi di genere: è un ãfintoä giallo, un pretesto per raccontare senza peli sulla lingua alcune realt? dei nostri tempi.

Giancarlo De Cataldo  (Gazzetta del Mezzogiorno): Daniele G. Genova, con una lingua ricca e venata di poesia,  racconta una Liguria povera e salmastra di vecchi senza speranza e giovani senza memoria, dando vita a un originale intreccio a met? strada fra il poliziesco classico e il romanzo di formazione (La campana di Rivara).

Loriano Macchiavelli: èâ un bel romanzo, forse più bello dellâaltro. Si vivono i luoghi, i personaggi e ci si affeziona alla scrittura. E' per me è il massimo che si possa pretendere da un libro (La campana di Rivara).

Emilio Zucchi (POESIA rivista mensile internazionale di poesia)viene in mente Caproni quando lâ autore intona· La forza evocativa è nutrita di rimandi classici: Pascoli e Gozzano anzitutto, ma anche Carducci· Una sorta di aspro humor nero, poi, si innesta a momenti di fulminea e quasi psichedelica visionariet?. Un lavoro serio e anche umile quello di Daniele Genova (La cerimonia del té).

Hans Hunterhauser - italianista dellâ Universit? di Vienna: un libro ( Il nido dei gabbiani) che mi ha affascinato e mi ha tenuto in suspence fino alla fine· Bellissimi gli scorci di paesaggio ligure.

Settimanale GIOIA: il tono è quello classico alla Marlowe. Da non credere quali risvolti neri possa nascondere il tranquillo paesaggio ligure! (Il nido dei gabbiani).

Isabella Spagnoli  (Gazzetta di Parma): Lâaffresco di un mondo senza luce e senza speranze. Il narrare dellâ autore è come una perturbazione che spia, sempre in agguato, le vite tortuose di personaggi alla deriva, baciate tutte da un uguale e sinistro destino (La campana di Rivara).

Francesco Guccini: il romanzo mi è piaciuto, sia per la trama che per lo stile, che trovo secco e asprigno (La campana di Rivara).

Gabrio Vitali: uno stile di scrittura capace di armonizzare pesantezza ed intensit? in aerea e scanzonata distanza (La cerimonia del té).

Stefano Villa (Gazzetta di Parma): al fondo di questa musica, di piccola orchestra, in cui brucia la vena di un Novaro nevrotico ( ma viene in mente anche il tardo Caproni), nel gioco leggero dellâ assenza/presenza dellâ attesa e del rimpianto, Genova pare in qualche modo dischiudere dinnanzi ai nostri occhi anche una terra di incanti (La cerimonia del té).

Tosca Finazzi (LâEco di Bergamo): la scelta del tè come bevanda magica per accedere al regno della poesia è un chiaro riferimento alla predilezione dellâ autore per le culture orientali, per il taoismo. Del resto Genova si dimostra abile nel trovare una sintesi efficace non solo tra oriente e occidente, ma anche nel conciliare il suo mestiere di investigatore privato e scrittore. La sua è una poesia meditata, che non rinuncia a scatti di sano istinto giocoso (La cerimonia del té).

Elena Zaffagno - professore ordinario in Storia della Lingua Latina all'Universit? di Genova: pura come una lama, personale, ma vibrante di passate memorie evocate nell'istante, la scrittura di Daniele G. Genova avvolge il lettore, guidandolo verso emozioni sottili e atemporali. Questi vede con gli occhi dell'autore, di lui percepisce passione e rabbia e, parola su parola, ne esce stregato, ritrovando un mondo che viveva in lui prima di percepirlo. Un amante della scrittura classica avverte con piacere la stessa liricit? e incisivit? della poesia oraziana. Senza interrompere la tensione narrativa, l'artista ci propone una terra di Liguria che sa di sale, di vento e di ginestre, con i suoi umori e le sue solitudini.

Flavio Isernia - giornalista: ti consiglio di leggere un certo Daniele G. Genova,  perché...
Quando credi di aver letto il massimo, Daniele G. Genova è l? in agguato. Il suo stile è inconfondibile, tanti prima di lui hanno cercato invano di imitarlo. Ma non ci sono riusciti e sono rimasti soltanto dei nomi d'antologia. Quel gradino in più è frutto di pura e semplice bravura, cultura d'annata (con l'apostrofo è ugualmente accettabile), di una scorza imperforabile che ricopre vera umanit? e di un cuore a misura di Harley. Se ne consiglia la lettura a fianco di un toscano di qualit?, (se ha anche due braccia e due gambe allora è preferibile di gentil sesso) e un bicchiere di quello buono.


Critica  di  DANIELE  G.  GENOVA alla critica dei critici, sul punto critico:

Grazie per i generosi accostamenti, ma lo stile è soltanto mio.

 
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