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Guarda, Daniele G. Genova, devo realizzare unâintervista. Non puoi sforzarti
di essere meno lapidario?
Ok, cow-boy. Ci sono state diverse battaglie nella mia vita, ma due sole sconfitte. Prezzo a parte, sono state esperienze.
- Quindi, vale la pena innamorarsi·
Eccome! Basta non esagerare. Diciamo una volta ogni 10 anni.
- Nel frattempo?
Nel frattempo ci sarebbe la tipa che sta giocando al biliardo. Se ti sposti la vedo meglio.
- Pensi solo alle donne?
Macchè! Mâinteressa anche molto il confronto con il paesaggio: la terra, il vento, il silenzio, le pietre.
- A proposito di paesaggio, si direbbe quasi che i tuoi personaggi affondino le loro radici nel mare·
Figurati! I miei personaggi sono degli esseri senza radici, stranieri ovunque si girino. E persino il paesaggio, man mano che il tempo passa, cesserˆ la sua funzione consolatoria.
- Cosa accadrˆ allora ai tuoi lettori se smetteranno di rifugiarsi nei tuoi paesaggi? Dicono, tra lâaltro, che sei lâerede di Biamonti, il grande paesaggista.
Si troveranno, come il sottoscritto, sul ciglio di un abisso. Costretti a confrontarsi con la paura.
- E tu, ti confronti con la paura?
Eâ lei che dovrˆ confrontarsi con me. Io la conosco bene.
- Giri armato?
Ho il porto dâarmi, ma so difendermi anche senza pistola.
- Kendo, come Pinketts?
No. Karate, lotta greco romana e kick boxing.
- A proposito di Pinketts. Comâè la storia della ãGä?
Fattela raccontare da lui. Glielo puoi domandare su www.pinketts.it
- Omertˆ tra cow-boy?
Tra amici lâomertˆ non esiste.
E la questione del dollaro dâonore?
Chiedigli anche quella.
- Mi risulta che lui, Pinketts, lo ha perso di nuovo...
Cose che capitano, niente di grave. Come detective non mi è stato difficile ritrovarglielo. E poi niente feticismi. Lâonore non si perde come un oggetto. E Andrea è un uomo dâonore, se ne incontrano pochi.
- Noi ritroviamo il filo dellâintervista, invece. Come hai fatto capire al tuo editore che doveva pubblicare il tuo primo libro?
Eâ stato lui a farmi capire che voleva pubblicarlo. Gli ho detto grazie, ma la copertina la scelgo io.
- Hai mai tenuto un romanzo in un cassetto per 10 anni?
Per poco più ci dieci mesi semmai, assieme alla mia pistola. Ma non ero in ansia, era ben protetto.
- E il romanzo di un altro scrittore che avresti voluto veder ammuffire in un cassetto?
Quello di certi coglioni, che non sanno cosâaltro fare su certe poltrone.
- Parlami di altre leggende...
I tre dellâave Maria: Baudelaire, Corbière e Calvino. Al diavolo la scrittura creativa! Senza le Lezioni Americane non vai da nessuna parte. La campana di
Rivara, è nata proprio dopo quella lettura· Anche Dante non era male.
- Sei dissacrante. Ci provo anchâio: hanno accostato il tuo stile di scrittura a Chandler, a Hemingway e sotto certi aspetti persino a Simenon, per quanto riguarda la narrativa. Per la poesia, invece, si è parlato di Pascoli, Gozzano e Caproni. Che ne pensi?
Che se lo sapessero ne andrebbero fieri.
- E della poesia che mi dici. Sei uno di quelli che complica le cose semplici?
Al contrario. Semplifico quelle complicate.
- Mi parli del tuo lavoro di detective?
Unâaltra volta, adesso non ho tempo.
Provo a distrarlo: guarda, câè un incendio che divora le colline davanti a noi.
Te ne accorgi adesso?
Secondo il detective, chi è stato?
Un fottutissimo figlio di puttana, chi vuoi che sia stato. Gli auguro di annegare in
un pozzo, visto che gli piace tanto il fuoco.
- Niente misericordia?
Come no! Mi viene in mente un film: Dio perdona, io no. O come dice un personaggio del mio ultimo romanzo, ãAlla morte si arriva viviä: il miglior perdono è la vendetta.
- Senti, la ragazza del biliardo se ne è andata...
Colpa tua. Se non mi avessi bloccato con questa intervista... Ma ti perdono: hai lâaria di un buon cow-boy. Anche se ancora molto boy.
- Ti ringrazio. Ma le birre sono le mie.
Non ci pensare nemmeno.
Fuori, aspetto di vederlo scomparire
nella notte a cavallo della sua Harley.
Daniele G. Genova ha davvero tutta l'aria di un duro solitario con "due
granate al posto delle palle" , ma anche quella di un uomo con "un cuore
di burro sotto la pelle da leone".
di Enrico Ratto
Prendete un investigatore privato
vero, massiccio e con la testa rasata, disarmatelo, e mettetegli tra
le mani una Mont Blanc, che potrà tranquillamente sostituire
con la tastiera del suo PC, ma solo se lo riterrà opportuno.
Il nome del soggetto in questione è Daniele Genova , ma
dopo averlo letto e conosciuto vi verrà naturale conferirgli
una G al merito da inserire nello spazio vuoto tra il nome e il cognome.
Risultato: Daniele G. Genova. G come qualcosa, fate voi, dal Genio in
sù. Il suo ultimo romanzo ha un titolo che è una verità,
ma tanti complimenti a chi ci è arrivato prima degli altri: ãAlla
morte si arriva viviä (Aliberti Editore, pag 217, Euro 14,90).
Daniele G. Genova, detective e scrittore, si muove a cavallo di una
Harley color avorio, che periodicamente distrugge scorazzando per la
Riviera di levante, da Savona a Laigueglia, con ritorno all'alba. Questa
volta, però, Daniele G. Genova, che d'ora in poi chiameremo DGG,
si è fermato poche curve prima di Laigueglia, a Colletta di Castelbianco,
dodici chilometri sopra Albenga, famoso per essere il primo borgo medioevale-telematico
d'Europa, qualunque cosa tutto questo voglia dire. In pratica, i muretti
a secco del paese nascondono una cablatura tale da permettere ai molti
turisti inglesi che bazzicano il paesino di variare la temperatura della
propria casa quando ancora stanno ad Heathrow. Ma torniamo a DGG, un
tipo che la temperatura interna se la regola da solo, senza bisogno
di cablature e microchip, tutt'al più ricorrendo
ad un buon whisky.
- Allora è vero che la leggenda nasce dal
tuo rapporto con le donne·
Che cosa ti ha affascinato di Colletta?
Colletta di Castelbianco mi ha rapito fin da subito
per via di una ragazza in piedi dietro il banco dell'unico bar del paese.
Aveva gli occhi fantastici, color verde-uliveto mosso dal vento il 21
di aprile, alle 8 del mattino. Questo è bastato.
La ragazza era vera, non bionica,
immagino· Comunque, nel libro citi pezzi di computer come se te ne intendessi
davvero, ma personalmente non ci sono cascato·
Infatti, non me intendo assolutamente. Per me il
computer ha la sola funzione Word, così come l'uomo, la cui unica
funzione è la ãparolaä. Beh, è inutile che aspetti, ad
una pirlata del genere non posso aggiungere altro. Word è Word,
se ne sapessi di più te lo spiegherei.
Infatti, torniamo al libro. Che cosa
evoca il personaggio, un uomo di cui non viene mai rivelato il vero
nome?
Questo protagonista non è ãuno, nessuno
e centomilaä. E' uno, e nessuno, e centomila.
Spiegati meglio·
Se mi lasci finire· dunque, ci sono 3 grandi figure
di riferimento nell'immaginario collettivo: Gesù, Rambo e Paperino.
Gesù è colui che dovremmo essere. Rambo, colui che vorremmo
essere. Paperino è quello che siamo. Aveva ragione Biamonti:
la mia vita non conta nulla, il mio paese insignificante, io sono da
cancellare.
L'hai presa larga, ma alla fine qualcosa
abbiamo capito. Tipico. A proposito, anche in un villaggio tecnologico
ti senti, o dicono che tu sia, l'erede di Francesco
Biamonti?
Sarei orgoglioso di sentirmi tale. Mi dispiace
non leggere più i suoi testi, credo che forse l'unico scrittore
al suo livello sia Mario Rigoni Stern.
Già, anche se non ha la G.
Infine , perché in ãAlla morte si arriva viviä hai citato Falcone
e Borsellino?
Ho citato questi due uomini perché il giallo,
che è l'ultimo possibile romanzo di costume, ha sicuramente il
diritto, e sarebbe opportuno che avesse anche il dovere, di essere un
romanzo di Memoria. ãAlla morte si arriva viviä ha indubbiamente una
sua chiave di lettura nella denuncia. Non a caso scrivo queste parole:
ãA quanti colletti bianchi avrebbe fatto bene un giro in lavatrice?
di Enrico Ratto
Che cosa succede
quando si uniscono i poeti dell'Ottocento francese alla migliore tradizione
noir europea ed americana? La risposta è nelle pagine di ãAlla
morte si arriva viviä, l'ultimo romanzo di Daniele G. Genova.
Giallista maledetto, poeta avvolto in una nuvola
di fumo di sigaro toscano, scrittore che si sposta a bordo di una Harley
Davidson.
Daniele, come ti sei avvicinato alla scrittura?
Per una delusione d'amore giovanile, infantile
quasi. Avevo quattordici anni, lei aveva nove mesi più di me
ed era figlia di un pizzaiolo. Ha avuto una funzione catartica, si può
dire. Per un anno sono uscito solo per andare a scuola e tutto il tempo
lo passavo a leggere e scrivere. E' stata una sorta di automedicazione.
Che cosa scrivevi allora?
A quell'epoca scrivevo poesie e leggevo compulsivamente
i poeti maledetti francesi. Poi, relativamente alla scrittura, mi sono
preso un lungo periodo di pausa, durante il quale mi sono sposato e
ho divorziato e ho aperto un'attività di investigatore privato.
Un'attività che ti ha fornito spunti interessanti
per i tuoi libri?
Intanto mi ha consentito di viaggiare un po'.
Ho lavorato in nove paesi europei, in Turchia Inghilterra, Francia.
Questi viaggi mi sono serviti per rendermi conto che la provincia in
realtà non esiste, perché anche le metropoli sono fatte
di quartieri e i quartieri sono come la provincia. Poi mi ha dato l'opportunità
di avere un'osservatorio privilegiato per entrare nella vita privata
delle persone.
Il tuo esordio narrativo come è avvenuto?
In quel periodo ho incontrato Raffaele Crovi a
cui sono molto grato per avermi dato la possibilità di scrivere.
Mi disse «perché non scrivi di giallo?». Così
nel 2000 è partita la mia avventura con ãIl nido dei gabbianiä.
Due mesi dopo è uscita anche la mia raccolta di poesie ãLa cerimonia
del téä.
Quei libri li hai fatti uscire come Daniele Genova
. La ãG. ä da dove viene?
Quello della ãG. ä è discorso nato durante
un party, sotto una pioggia torrenziale. Io e Andrea G. Pinketts eravamo
sbronzi, facevamo quei discorsi che si fanno al bar· Mi disse: «La
ãG. ä posso averla solo io e Claudio G. Fava». Poi però,
in amiciazia ha autorizzato anche me. E' stata una autorizzazione scherzosa.
Credo che renda il mio nome più letterario, più interessante.
Poi è diventata il suggello di quella che chiamerei una fratellanza
con Andrea.
Qualcosa vi accomuna anche dal punto di vista
artistico, del vostro modo di scrivere?
Da un punto di vista letterario non credo. Le
cose che ci accumunano sono la birra, i sigari toscani, il piacere di
scorrazzare in Harley e una certa ottica simile. Vediamo la vita quasi
allo stesso modo. Anche se scriviamo diversamente.
Birra, sigari... e la passione per le donne?
Sono le donne che hanno una passione per noi.
Permettimi di citare Shakespeare quandoo dice che è una fortuna
per noi che le donne ci siano. A parte qualche incidente di percorso
in cui ci fanno incapppare e da cui usciamo ammaccati.
Hai citato prima i poeti maledetti. Ti hanno influenzato
molto anche nell'immagine, a quanto sembra...
Questo lo prendo come un complimento. Quel periodo
della poesia francese è importantissimo.
Torniamo alla scrittura. Su cosa stai lavorando
adesso?
Sto per iniziare il quarto romanzo.
Puoi anticipare qualcosa?
Per ora no. Sarà sicuramente una sorpresa.
Quando inizi a scrivere sai già come andranno
a finire i tuoi libri?
No, anche se, chiaramente, ho una progettualità,
lavoro con un certo metodo. Poi interagisco molto con i miei personaggi.
Non credi però che il genere giallo sia
un po' limitato e limitante?
Credo che sia difficile uscire dal giallo, perché
è la rappresentazione del mistero e la vita stessa è mistero.
Quindi è difficile uscire dal mistero, a meno che non si decida
di fare colazione con una cartuccia. Per certi versi la scrittura del
noir consente un largo respiro all'autore. Di fatto poi raccontiamo
la provincia, la nostra terra.
Anche la location del tuo ultimo romanzo è
molto particolare.
Si tratta di Colletta di Castelbianco, che è
il primo borgo telematico d'Europa. Io poi ho una passione viscerale
per i fantasmi e se mi dicono che in un luogo apparso un fantasma corro
lì. Sentita la storia di un operaio che in quel paese aveva visto
un fantasma, mi sono incuriosito molto e sono andato a vedere. Sono
rimasto affascinato da questa località che ha qualcosa di particolare.
Mi sembra di capire che tu sia molto legato anche
alla tua terra, la Liguria...
Sì. I liguri hanno una caratteristica che
è dovuta alla conformazione del territorio, così stretto
fra mare e montagne. Quella di essere portati ad alzare gli occhi al
cielo. La cultura ligure di conseguenza è molto contemplativa.
Anche la scrittura: può essere veloce ma il ritmo rimane lento.
di Francesco Borgonovo
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