Dico io: quale giorno poteva essere più propizio per commentare il tuo libro, se non quello di uscita ufficiale in libreria? E' una bomba, dico io. Da quando ho terminato di leggerlo mi confermo onorato di averlo avuto in anteprima nazionale. E comprendo meglio anche i tuoi insegnamenti sull'arte del noir. La trama, innanzitutto. Non tradisce il clamore del titolo: intricata, grassa, mai e davvero mai scontata, con delle affacciate sul surreale che mettono i brividi (penso ai roghi di Triora, ma anche all'atmosfera stile "Gotham City" che aleggia sullo stesso caso Dalla). E' come se parlassimo di un ruscello che per scendere a valle è costretto a zigzagare fra rovi e sterpi, e più devia dal suo percorso più s'ingrossa di miserie e meschinità umane. Libero Corti, poi, è un pedinatore che ama farsi pedinare (dal lettore): ha questa inquadratura fissa in retrospettiva che gli mette sadicamente a nudo dubbi e tormenti, anche non dichiarati. Il totale delle sue azioni, in realtà, è un urlo: l'urlo d'amore di un padre, l'urlo di onore di un uomo. Soprattutto, forse, l'urlo di dolore di un figlio. Non parlo del finale, perché se qualcuno legge questo commento gli rovino la sorpresa. Ma è, appunto, l'ennesima genialata. Posso solo dirti in bocca al lupo, fratello. Sono certo che questo lavoro ti confermerà fra i grandi narratori italiani. Ti abbraccio, con tutto l'affetto che sai. Ernesto P.S.: Il cameo su Atrani è un gesto da grandi. Sei un signore. LEGGI LA SCHEDA DEL LIBRO |
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